„Pannonia sacra”

1892–1919
 
Sia il servo fedele e prudente che tu, o Signore, costituisci sopra la tua famiglia affinché la cibi a tempo opportuno e si dimostri uomo perfetto in ogni momento.
 
(Dal rito dell'ordinazione episcopale)

Mindszenty József 1892. március 29-én született Csehimindszenten.

József Mindszenty nacque il 29 marzo 1892 a Csehimindszent. La sua famiglia modesta aveva origini molto antiche; uno dei suoi antenati paterni arrivò in Ungheria dalla parte della Boemia che, a quei tempi, era abitata dai tedeschi. Gli antenati di Mindszenty da secoli vivevano nell'Ungheria occidentale che era di religione cattolica. Uno di loro, András Pehm, nel 1733 ricevette dalla provincia di Zala il titolo nobiliare (senza proprietà terriera) come simbolo di riconoscenza per il coraggio dimostrato durante la riconquista della fortezza di Kiskomárom occupata dai turchi.

«Che non sfumi mai nella nostra memoria la casa nella quale ci hanno cresciuti, il tavolo familiare attorno al quale spezzavano il pane dell'amore paterno e materno, la comunione fraterna che è la più felice nel mondo; le preghiere recitate con il fervore di un cuore innocente, le istruzioni severe dei nostri padri, le lacrime ed i baci delle nostre madri, le nostre prime speranze, la prima tristezza, le prime manifestazioni dell'obbligo e del carattere. Tutto ciò nasce nella famiglia, nella primavera più meravigliosa di Dio.» (József Mindszenty)

Mindszenty József édesanya: Kovács Borbála

«Caro figlio mio, Jóska! Ho ricevuto il libro sulla madre. Mi dà tanta gioia sapere che c'è un figlio nel mondo che ha apprezzato il valore della madre, anzi ne ha scritto un libro! E lui è mio figlio! Rendo grazie a Dio ora e sempre. Figlio mio, so che la tua vita è un sentiero spinoso, porti addosso una croce pesante e la tua vita è pieno di imprevisti. Una sola cosa voglio e chiedo a Dio: che tu sappia accumulare tesori per Dio, educare bene i tuoi fedeli e condurli con affetto nel regno di Gesù Cristo.» (Lettera della madre, Borbála Kovács, a suo figlio)

1918: «Eravamo entrati nel quinto anno di guerra. Dappertutto si notavano segni di insicurezza e di stanchezza, sia nella popolazione che nell'apparato statale. Un piccolo gruppo liberale, composto in prevalenza da intellettuali, andava diffondendo nella capitale il motto: “Pace e rivoluzione”, minacciando implicitamente di sconvolgere l'ordine stabilito. Proprio coloro che proclamavano ovunque la democrazia e il diritto alla libera associazione cercarono di lottare contro di noi usando i mezzi dell'ingiustizia e del terrore.» (József Mindszenty)

«Benché sia oggi frequente il materialismo, non ci stacchiamo dalla fede dei nostri antenati, cioè dalla dottrina cattolica. Negli eventi storici noi vediamo indicazioni divine e proprio per questo in mezzo ai pericoli e alla tempesta non perdiamo la speranza, ma vi invitiamo, cari ungheresi, a rimettere il vostro destino nelle mani di Dio per mezzo della Vergine Madre, con incrollabile fiducia... come i vostri antenati...» (József Mindszenty)

«I suoi occhi castani scuri hanno qualcosa di speciale: non ho mai visto occhi brillare così; osservano tutto intensamente e tranquillamente, conoscono il dolore, tuttavia sono pieni di speranza. Sono gli occhi di una persona che ha vissuto cose orribili ed ha visto l'abisso della vita umana, di una persona segnata dalla conoscenza acquisita tramite la sofferenza. Questi occhi lucidi, e allo stesso tempo sereni, sono grandi e brillano come gli occhi di un bambino meravigliato. Guardano fissi in direzione dell'orizzonte infinito e, quindi, dell'eternità.

A volte manifesta un'attenzione speciale con un gesto concreto: alza lo sguardo sul suo partner, con attenzione e con gli occhi spalancati, mentre gira i palmi delle mani verso di lui, alzandole un po'. È un uomo in perfetta armonia con sé stesso. Vive interamente di Dio. Chi lo descrivesse semplicemente come un "personaggio grande e forte", trascurerebbe proprio il segreto del suo carattere.» (Georg Stadtmüller)

 

Inizio pagina