Il prelato esiliato

Nella sua enciclica, pubblicata il 5 novembre, cioè dopo la repressione della lotta per la libertà, Pio XII scrisse: «Il sangue del popolo ungherese grida al Signore!» Numerosi vescovi fecero dichiarazioni simili in tutto il mondo, dall'America a Manila. L'arcivescovo Giovanni Battista Montini, che più tardi sarebbe divenuto Papa Paolo VI, portava la croce dell'Ungheria soggiogata in processione per le strade di Milano, alla luce delle fiaccole, esprimendo così la solidarietà del popolo italiano.

Con il passare del tempo ogni potere interessato cercò una soluzione al «caso Mindszenty» secondo i propri interessi. Tutti erano pienamente consapevoli del fatto che lui non volesse lasciare l'Ungheria per motivi affettivi. Pensò anche di uscire dell'ambasciata e consegnarsi alle autorità comuniste ma venne dissuaso. Alla fine il problema fu risolto quando il cardinale scrisse una lettera al presidente statunitense chiedendo di poter rimanere all'ambasciata. Il presidente gli diede una risposta breve e rapida: «Che si rassegni al Suo destino!» Obbedendo all'invito di Papa Paolo VI e per via delle gravi circostanze il 28 settembre 1971 lasciò l'Ungheria.

 

A Roma, durante la messa d'apertura del sinodo dei vescovi, Paolo VI gli diede il benvenuto con le seguenti parole: «È fra noi il venerato fratello nostro, il cardinale József Mindszenty, arcivescovo di Esztergom, in Ungheria, nostro gradito ospite, che oggi celebrerà la messa insieme a noi, quale glorioso testimone dell'unione millenaria della Chiesa magiara con la Sede apostolica, quale simbolo del vincolo spirituale che sempre tutti ci stringe intorno ai fratelli ai quali viene impedito di avere rapporti normali con gli altri fratelli e con noi, e quale esempio di intrepida fermezza nella fede e di infaticabile devozione alla Chiesa, prima con generosa operosità, poi con vigile amore, con la preghiera e con la prolungata sofferenza. Benediciamo il Signore e diamo all'esule ed insigne Pastore, il nostro comune, riverente e cordiale benvenuto, in nomine Domini.»

 

Rövid római tartózkodás után a bíboros a bécsi Pázmáneumban telepedett le.Dopo un breve soggiorno a Roma il cardinale si stabilì nel collegio Pázmáneum di Vienna.

Con più di ottant'anni sulle spalle, József Mindszenty decise di andare a trovare e rafforzare personalmente le comunità ungheresi sparse nel mondo. Nel corso dei suoi viaggi pastorali visitò una dozzina di paesi in più di cinquanta città e partecipò agli eventi organizzati in occasione delle sue visite. Percorse quasi centomila chilometri in macchina, treno e aereo per andare a trovare e rafforzare i suoi fedeli ungheresi. 

«I viaggi, le funzioni ecclesiastiche, le conferenze stampa, gli incontri con le delegazioni, le famiglie o i privati e le discussioni sui problemi pastorali e nazionali non mi costavano troppa fatica perché dopo l'isolamento forzato di ventitré anni l'attività intensa derivante dalla mia vocazione e i rapporti missionari con la gente e il mondo mi riempivano di gioia.»


Nel febbraio del 1974 Papa Paolo VI si vide costretto a prendere una delle decisioni più dolorose del suo pontificato quando dichiarò legalmente vacante la sede arcivescovile di Esztergom. In Ungheria la propaganda comunista festeggiò il «licenziamento» di József Mindszenty, mentre il mondo libero contemplava gli eventi con perplessità. Il Santo Padre si vide costretto a scegliere il minore fra due mali, perciò il decreto pontificio non parla di «rimozione» ma di «rendere vacante la sede arcivescovile», utilizzando uno stile più delicato. Il cardinale Mindszenty accettò la decisione del Papa e smise di usare i titoli ungheresi che aveva prima.

 


Una manifestazione della stima profonda di cui godeva il primate fu quanto venne scritto di lui nella rivista degli emigranti russi: «Oggi non c'è nessuna persona colta che non conosca il nome del cardinale Mindszenty. Quest'uomo è un simbolo, una leggenda, incarna la storia. 

Ai nostri occhi il cardinale Mindszenty è il prescelto del popolo ungherese.» I suoi compatrioti fuori d'Ungheria lo invitarono a tutto il mondo, lo aspettarono e lui rimase convinto che la sua missione fosse quella di rafforzarli nella fede e nella coscienza di essere ungheresi.