BEATO TEODORO ROMŽA

Vescovo e martire

Memoria ufficiale: 31 ottobre

Teodoro Giorgio Romža nacque il 14 aprile 1911 nel paese di Velykyy Bychkiv, nella Rutenia subcarpatica (provincia di Maramureș). Suo padre era un ufficiale delle ferrovie. Teodoro fu il nono figlio della modesta famiglia, di religione greco cattolica. Compì i suoi studi presso il liceo reale di Chust (1930) con i voti migliori e, in seguito, si recò a Roma per proseguire gli studi di filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana. Fu ordinato sacerdote a Roma il Natale del 1936. Il suo motto era: «Ti amo, Signore, mia forza; Signore, mia rupe, in cui trovo riparo.»

Nell'estate del 1937 fu chiamato alle armi e in autunno cominciò la sua formazione di cappellano militare presso l'accademia militare di Praga. Nella primavera del 1938 divenne parroco dei villaggi di montagna di Brezova e Nyzhniy Bystryy (Maramureș). Voleva tornare a Roma per continuare gli studi ma di nuovo fu chiamato alle armi e, in seguito, tornò ai villaggi di montagna dove «la gente era superstiziosa ad oltranza e credeva infinitamente più in stupidaggini che nei dogmi della Chiesa». «Dappertutto cerco di accendere una luce, ma la mia speranza la trovo soltanto nella grazia divina», scrisse in una lettera datata il 16 dicembre 1938. Le modificazioni di frontiera, conseguenza degli arbitrati di Vienna, condizionarono anche il governo delle diocesi, perciò resero il suo lavoro più difficile. Nell'autunno del 1939 il vescovo della diocesi di Mukacevo, Sándor Sztojka lo nominò direttore spirituale e professore di filosofia del seminario di Uzhhorod. Era padre spirituale dei suoi seminaristi in senso stretto e trasmise le sue conoscenze teologiche con una sapienza piena di affetto.

Il 24 settembre 1944 fu ordinato vescovo ausiliare della diocesi di Mukacevo, perciò nel momento dell'occupazione sovietica governava lui la diocesi. L'occupazione militare fu seguita dalla ristrutturazione dell'amministrazione pubblica e dall'annessione della Rutenia subcarpatica all'Unione Sovietica. Allo stesso tempo la chiesa ortodossa lanciò una campagna aggressiva contro le chiese e i sacerdoti greco cattolici della Rutenia subcarpatica, chiamandoli ad accettare la giurisdizione del patriarcato ortodosso di Mosca. Cercarono di convincere anche il vescovo Romža, ma lui rifiutò. Invece iniziò a visitare uno a uno i villaggi della sua diocesi ed incoraggiò i suoi sacerdoti e fedeli alla perseveranza con la sua personale fedeltà. La pressione su di lui aumentò: i comunisti proibirono l'insegnamento di religione nelle scuole, dissolsero le associazioni giovanili, vennero a mancare i libri di preghiera e di dottrina cattolica, numerosi sacerdoti furono incarcerati e le chiese vennero chiuse o per forza cedute agli ortodossi. Il vescovo rimase buon pastore del suo gregge anche in tali circostanze: numerose memorie ci sono state tramandate non soltanto delle cerimonie liturgiche celebrate da lui, ma anche delle sue visite serene ed intime alle famiglie.

Nell'ottobre del 1947 si aspettava il vescovo alla ridedicazione della chiesa rinnovata di Lokhovo. In quel momento era già pienamente consapevole del pericolo che correva a causa della sua fedeltà alla Chiesa. Ciononostante decise di partecipare alla dedicazione. La cerimonia si svolse senza alcun problema, ma sulla strada di ritorno la carrozza a cavallo del vescovo fu investita da un camion pesante e gli attentatori malmenarono i superstiti che persero coscienza. Furono portati all'ospedale di Mukacevo dove il vescovo, quando si stava riprendendo, fu avvelenato la notte del 1 novembre 1947.

La sua venerazione tra i fedeli ed i sacerdoti della sua diocesi si fece evidente già dal giorno della sua morte come martire. Nei campi di lavoro diversi sacerdoti offrirono la Liturgia Santa per lui e numerose famiglie terminarono la loro preghiera di notte con questa petizione: «Vescovo Teodoro, martire, prega per noi!». Nelle eredità di sacerdoti, ed in vecchi libri di preghiera, sono state ritrovate delle orazioni in cui i sacerdoti della diocesi pregavano il Signore con fiducia a glorificare il loro vescovo martire attraverso la canonizzazione. Le loro preghiere sono state ascoltate: Teodoro Romža è stato beatificato, insieme a ventotto altri martiri greco cattolici, il 27 giugno 2001 da Papa Giovanni Paolo II.

Numero di protocollo: 1665

Processo diocesano
Diocesi competente: Eparchia greco cattolica di Mukacevo
Vescovo competente: Vescovo diocesano János Szemedi
Postulatore: János Szőke SDB
Processo diocesano: 1995-1996

Processo presso la Santa Sede
Riconoscimento della validità del processo diocesano: 6 novembre 1998
Riconoscimento papale del martirio: 24 aprile 2001

Beatificazione: 27 giugno 2001, Lvov

Preghiamo per la sua canonizzazione!

Orazione ufficiale della messa (orazione colletta)

O Dio, tu hai reso Beato Teodoro Romža, vescovo e martire,

il pastore dei tuoi fedeli di diverse nazionalità.

Aiutaci a seguire con fedeltà, nella nostra vita cristiana,

l'esempio della sua testimonianza senza compromessi

e del sacrificio della sua vita.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio,

che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli.

Amen.

Si pregano coloro che ottengano grazie per la sua intercessione di inviarne comunicazione all'indirizzo di sotto:

Autorità Diocesana
vul. Zakarpatska 18, UA-88017 (Uzhhorod)

Ulteriori informazioni:
http://www.mgce.uz.ua/